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VIRATA | 05.03.2020
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Come cambiare direzione ai tempi del Coronavirus. Quarta puntata.
Ci è arrivata la segnalazione di un attento lettore che ci propone un testo probabilmente non conosciuto da molti: è LA RAGIONE DEL MALE, dello scrittore catalano RAFAEL ARGULLOLIn una moderna città dove tutto sembra funzionare alla meraviglia, dilaga all’improvviso una nuova malattia: non del corpo ma dell’anima. I sintomi, come già nel celebre L’invasione degli ultracorpi, sono la perdita delle emozioni, l’indifferenza a qualunque cosa, perfino alla primavera in arrivo. Tra gli effetti collaterali di un’epidemia sembra esserci anche questo: il rischio di perdere la sensibilità per la bellezza, la gioia di vivere. Ma siamo proprio sicuri che questa sorta di apatia o di anestesia dell’anima, in forma strisciante, non fosse già presente tra di noi, e che in fondo il Coronavirus non abbia fatto che amplificarla?  

 
Il freddo intenso dei mesi invernali non accennava a diminuire, mettendo in dubbio l’arrivo della primavera. E anche quando questa alla fine arrivò, in ritardo rispetto alla data segnata sul calendario, la città, indifferente, rimase invischiata nel suo inferno personale. Le aspettative di guarigione che qualcuno aveva continuato a nutrire si rivelarono infondate, e la bellezza del clima non fu sufficiente ad estirpare il freddo dai cuori. Il tipo di esistenza che tutti si erano imposti nei mesi invernali si mantenne inalterato. Un indizio in particolare era esemplare, e racchiudeva in sé tutti gli altri: era stato abolito il passeggio. Le strade, in ogni caso, non restavano deserte. Il traffico dei veicoli era intenso, come al solito, e molte persone affollavano i marciapiedi. Ma nessuno andava a passeggio. L’inizio della primavera non cambiò la situazione, come qualcuno non aveva smesso di sperare. I cittadini facevano i loro tragitti di fretta, senza fermarsi davanti alle vetrine dei negozi né perdere tempo a prendere un po’ d’aria nei déhors, che in quell’epoca, come ogni anno, rispuntavano di fronte ai locali delle strade principali. “Questo è emblematico della situazione” aveva sentenziato Max Bertrán una mattina, incontrandosi per caso con Victor davanti al déhors deserto di un locale rinomato. “L’anno scorso sarebbe stato impossibile trovare un tavolo libero".
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