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Il "Canto di Natale" di Dickens, riletto da Acoté
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Una storia di cambiamento per ispirarci nell'anno che verrà.
Il “Canto di Natale ”di Dickens  è la storia di Ebenezer Scrooge, un uomo d’affari ricco e avido che dà valore soltanto al denaro e a tutto ciò che è materiale. Il giorno della Vigilia, irritato dall’atmosfera gioiosa che a lui risulta incomprensibile, si rifiuta di fare un’offerta per i poveri, fa lavorare fino a tardi il suo impiegato e caccia il figlio di sua sorella che voleva invitarlo al pranzo di Natale. Quando arriva a casa, una stamberga fredda e buia visto che Scrooge non spende neanche per sé, gli appare sulla porta il fantasma del vecchio socio, Jacob Marley, che lo rimprovera per la sua condotta di vita e lo invita a correggersi per non essere costretto a vagare, come lui, per l’eternità, con addosso il peso delle catene che si  è guadagnato con la sua aridità e brama di denaro. A questo punto, Scrooge riceve la visita di tre Spiriti che gli faranno un po’ da “Mentori”: lo Spirito del Natale Passato, lo Spirito del Natale Presente e lo Spirito del Natale Futuro. Il primo lo riporta indietro nel tempo, quando Scrooge era stato mandato dal padre in collegio, gli fa rivivere il suo primo lavoro e il suo primo amore. Emerge che Scrooge aveva rinunciato a tutti gli affetti per farsi una posizione e guadagnare: una scelta che ha determinato il modo in cui è andata la sua vita. Lo Spirito del Natale Presente gli mostra come la gente intorno a lui si stia preparando al Natale, qualcosa da cui lui è rimasto escluso, soprattutto a livello emotivo. Lo Spirito del Natale Futuro gli fa vedere cosa succede alla morte di un signore ricco di cui non è specificato il nome. Nessuno lo visita, nessuno vuole andare al suo funerale. Scrooge capisce che sarà il suo destino ma soprattutto capisce di aver sbagliato, si ravvede ed inizia a vivere realmente il giorno di Natale dispensando regali, sorrisi e auguri. Grazie al percorso avviato dai Mentori, esce cioè  dallo stato cristallizzato e mortifero in cui si è cacciato e torna a vivere con pienezza, recuperando il proprio lato emozionale. Scrooge rappresenta chi non crede più nel Natale ovvero in una dimensione dell'esistenza che va oltre il tangibile, chi misura la vita in beni materiali, chi crede di non aver nulla da dare e vuole soltanto ricevere. E' il simbolo di chi si è disconnesso dai propri sentimenti e tiene a debita distanza ogni emozione che possa farlo sentire fragile. Tuttavia, ciò che Scrooge sperimenta nel corso della storia,  riesce  a trafiggere la sua durezza  e gli fa cambiare prospettiva. Come afferma il blogger Manuel Marangoni nel suo blog “il libro di Dickens non è un racconto per Natale, è una promessa che si sparge in tutto l’anno”, lo scrittore britannico, attraverso questo racconto apparentemente per bambini, ci fa riflettere sulle nostre responsabilità e sugli impatti delle nostre scelte nel lungo termine. E se può sottrarsi alla dannazione eterna (leggi infelicità) e rinascere come uomo nuovo un tipo come Scrooge, allora chiunque può redimersi e cambiare il proprio percorso, attraverso la forza dell'autoconsapevolezza  e della compassione. Se c’è riuscito lui, possiamo riuscirci anche noi: da soli o con il sostegno di qualcuno che ci faccia da Mentore o da Coach. Questa è la promessa di Dickens e vuole essere anche la nostra: un dono e una speranza che si rinnovano a ogni Natale.
Se la cucina è in Svizzera e il bagno in Italia, dov'è la nostra identità?
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Il rifugio del Cervino e i confini che si spostano: fuori di noi e dentro di noi.
Con lo sciogliersi dei ghiacciai, i confini si spostano: è di pochi giorni fa la  notizia che un rifugio italiano sul Cervino, a 3480 metri, è stato “tagliato in due” dalla nuova linea di cresta che nel frattempo è emersa:  il rifugio ora è per buona parte in Svizzera. Da questa vicenda, che ricorda un vecchio film di Totò e Fernandel, derivano svariate conseguenze. La più lampante: i proprietari non riescono ad avviare la prevista ristrutturazione perché la regolazione elvetica in materia è diversa da quella nostrana. Anche cambiare un infisso diventa così una delicata questione politica. Per rifare il bagno ci vorrà una schiera di diplomatici.E questa è solo la punta dell’iceberg - per restare in tema di ghiacci - di qualcosa che va a toccare la nostra identità più profonda: chi siamo, a chi apparteniamo, in un pianeta che è sempre più “liquido” , in senso metaforico (vedi il digitale) e anche in senso reale? Da dove possiamo ricavare oggi un senso di solidità se neanche le montagne sono più affidabili come un tempo?Nel film del 1958, “La legge è legge”, Fernandel, che interpreta un doganiere francese nato nella cucina di un albergo sul confine Italia-Francia, vede a un certo punto messa in dubbio la sua nazionalità con conseguenze potenzialmente tragicomiche. Se, come pare, la cucina risultasse essere in Italia anziché in Francia, lui di colpo diventerebbe insieme italiano e bigamo: il suo divorzio dalla prima moglie non risulterebbe infatti valido in un Paese in cui divorziare ancora non è lecito.Non solo, se risultasse italiano anziché francese, avendo lui combattuto in guerra con i francesi, per l’esercito nostrano sarebbe un disertore.Bigamia più diserzione uguale galera assicurata.Fortunatamente per il nostro personaggio, le cose si sistemano e si arriva all’happy end.E che cosa sarà invece di noi e del Cervino oggi che i confini diventano sempre più mobili?Come cambierà il nostro modo di pensare, di sentire, di vivere, di darci dei principi, se i confini – anche quelli geografici – perdono la loro rassicurante certezza? Che ne sarà della geografia della nostra anima? Per ora, della faccenda del rifugio italo-svizzero, si occuperà una “commissione paritetica”. Per il resto vedremo. 
L'elastico | 23.04.2018
L'elastico
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Un'azzeccata e poetica metafora delle relazioni umane.
Ci sono persone che sono
legate da un elastico
e non lo sanno.
A un certo punto prendono e partono,
ognuna per la sua strada,
ognuna per i fatti suoi,
e l'elastico le lascia fare,
le asseconda, al punto che
di quell'elastico alla fine quasi
ci si dimentica. Poi però,
arriva il momento estremo,
quello al limite dello strappo,
e l'elastico reagisce, non si spezza,
anzi, piuttosto, con un colpo solo,
violentissimo, le fa ritrovare di nuovo
faccia a faccia.
(Simona Sparaco)